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Nel codice civile l’azienda viene definita come “il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa“ (articolo 2555 c.c.). Sotto il profilo giuridico pertanto vi è un rapporto di strumentalità dell’azienda rispetto all’impresa, concepita come attività.

Quando parliamo di cessione d’azienda, quindi, ci riferiamo alla cessione del complesso dei beni per l’esercizio dell’impresa.

Per poter cedere l’azienda è necessario stipulare un contratto che abbia ad oggetto il trasferimento della proprietà dell’azienda stessa e, per far sì che tale contratto sia opponibile ai terzi, la forma dell’atto dev’essere per atto pubblico o scrittura privata autenticata. Si deve, poi, procedere alla trascrizione della cessione nel Registro Imprese.

A seguito del trasferimento dell’azienda, vi sono alcuni oneri che il nostro ordinamento impone in capo all’alienante e/o all’acquirente. Vediamo i principali.

Innanzitutto, per quanto riguarda la successione nei contratti in essere, con la cessione l’acquirente subentra nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda. Al terzo contraente è però riconosciuto il diritto di recedere dal contratto entro 3 mesi dalla notizia del trasferimento, se sussiste una giusta causa.

Per quanto concerne, invece, i crediti, questi vengono ceduti all’acquirente all’atto di cessione, fatta eccezione per quelli che vengono esclusi con una clausola apposita. Il debitore ceduto non verrà avvisato personalmente circa l’avvenuta cessione, bensì tale formalità viene adempiuta verso tutti i debitori attraverso l’iscrizione del trasferimento dell’azienda nel registro delle imprese.

Anche per la cessione dei debiti è prevista una continuità tra cedente e acquirente in modo da tutelare la posizione dei terzi. Qualora i debiti risultano dai libri contabili, vi sarà anche una responsabilità solidale in capo al venditore e all’acquirente.

La responsabilità del cessionario nella cessione di azienda, è quindi circoscritta agli importi iscritti nei libri contabili obbligatori. Tra questi rientrano anche i debiti tributari, per i quali vige una responsabilità rafforzata in capo al soggetto cessionario. Tale responsabilità, relativa sia all’imposta che alle sanzioni, è applicabile per tre annualità, l’anno in cui avviene la cessione di azienda e per i due anni precedenti. L’Agenzia delle Entrate, però, per procedere alla riscossione del tributo non versato deve procedere prima nei confronti del cedente e solo nel caso in cui vi sia l’insufficienza del patrimonio del cedente stesso, il Fisco potrà aggredire il soggetto solidalmente responsabile, ossia l’acquirente. La responsabilità di quest’ultimo, ad ogni modo, non può andare oltre il valore dell’azienda trasferita.

Nel caso in cui il cessionario abbia dei dubbi circa la posizione debitoria del cedente, potrà richiedere il Certificato dei carichi pendenti: se questo ha esito negativo il cessionario sarà liberato da ogni obbligazione.

Attraverso il divieto di concorrenza, inoltre, l’alienante dell’azienda deve astenersi per un periodo di 5 anni dal trasferimento dell’azienda, dall’iniziare una nuova attività che per oggetto o altre circostanze sia idonea a sviare la clientela dall’azienda ceduta. Tale divieto può essere però derogato dalle parti.

 

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